Fausto Rossi - Becoming Visible

Breve, senza orpelli, di una semplicità intensa e disarmante. E' l'atteso ritorno di un grande outsider italiano. Tutto cantato in inglese.

Fausto Rossi in concerto
Fausto Rossi in concerto

Fausto Rossi: Becoming Visible

Interbeat 2009

Voto: 7.5

 

Musicisti (formazione complessiva): Fausto Rossi (voce, occasionalmente chitarra, pianoforte); Massimo Betti (chitarre); Stefano Brandoni (chitarre); Franco Cristaldi (basso).

 

"I wish I was an alien", vorrei essere un alieno, canta Fausto Rossi, già Faust'O, nella canzone che apre questo nuovo Becoming Visible. Ma Fausto è un alieno, da sempre, nel panorama musicale italiano. Un autore di canzoni e musicista dalla personalità forte, con 10 album (e una manciata di collaborazioni scelte) sparpagliati in oltre 30 anni di attività. 

 

Un outsider per scelta o per natura, che ad ogni ciclico ritorno ha un po' cambiato pelle, e a un certo punto anche  il nome, rimanendo sempe se stesso. Tante le strade percorse, dalla proposta degli esordi che si stagliava per originalità nella generale sbandata new wave, agli esperimenti strumentali e al pop venato di elettronica di metà anni '80 / primi '90, e infine a una fase che potremmo dire di rock d'autore, con un paio di lavori (l'Erba e l'apocalittico Exit) che risplendevano di sensibilità matura. E la strada, tuttavia, a ben vedere è sempre stata una sola: la sua.

 

Undici anni tra un disco e un altro sono un'eternità, specie in un mercato saturo di gente che reclamizza anche la più occasionale e inopportuna delle proprie scorregge. Tanti ne sono trascorsi da Exit, e Fausto torna con otto pezzi, in inglese, in un cd molto breve per gli standard odierni. Mezz'ora scarsa, altro dato in controtendenza rispetto a ogni consuetudine mercantile. Gli è bastata, per dire quel che aveva da dire. L'intensità e la sincerità con cui Fausto Rossi scrive, canta, vive le sue canzoni sono tali che è imperativo ragionare in termini di qualità piuttosto che di quantità, e di questi tempi è un'occasione rara. 

 

Frutto di una partnership produttiva con Luigi Piergiovanni (Rosybyndy) che, leggo nelle note stampa, prelude ad altri due lavori,  Becoming Visible è un disco quasi interamente acustico, tanto che Foolish Things, unico brano con un'elettrica distorta, è posto all'inizio,  come a dire "ci togliamo il pensiero". Non che Rossi non cerchi l'ascolto, anzi -  il disco nuovo non è meno comunicativo del precedente -  ma l'impressione è che canti e parli prima di tutto a se stesso. Si conforta, si coccola, si prende per mano (e  "prendimi per mano Fausto ovunque andrai" lo aveva già cantato), si prende in giro e se necessario si prende a calci. Con amore. Le canzoni sono semplici, ma mai banali. Menzione speciale per  Paradise, Stand Apart e Don't Cry, che mi sembra esemplifichino meglio il tratto comune a tutto il lavoro: una certa sospensione tra distacco (a volte ironico) e sofferta partecipazione, rispetto alle illusioni, agli affanni e ai dolori del mondo. Non è questa, la consapevolezza?

 

SITO UFFICIALE


Adriano Lanzi


23-04-2009

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12 Maggio 2009
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