Intervista a Bugo

Il più trasversale dei cantautori italiani attualmente stà raccogliendo il suo più grande successo di pubblico, senza però svendere la propria musica

Intervista a Bugo

Christian Bugatti da San Martino di Trecate (Novara) è un personaggio più che mai anomalo per quel che riguarda il panorama del cantautorato italiano.
Le sue origini raccontano di lavori sbilenchi fatti di pop e rumore allucinato come se Beck avesse avuto uno dei suoi viaggi più lisergici.
I suoi primi album sono per case discografiche indipendenti che danno il giusto supporto a questo artista per poter esprimere al massimo la sua geniale creatività non solo musicale ma anche di testi, ironici quanto rappresentanti una realtà quotidiana ben salda.
Il suo nome circola sempre più forte tanto che nel 2002 addirittura la Universal lo mette sotto contratto. Una scomessa vera e propria che però ha dato i suoi frutti dal momento che Bugo è ancora accasato con tale major.
E dopo altri cd molto apprezzati dalla critica e dal pubblico senza che però ci sia stata una vera esplosione di notorietà, ecco arrivare nel 2008 il suo più recente album “Contatti” che guadagna ampia rotation nelle radio con i singoli “C’è crisi” e “Nel giro giusto”, canzoni anche dagli azzeccati video che permettono un’ulteriore fondamentale promozione televisiva.
Ed ora sembra proprio che ci sia anche la consacrazione commerciale.
Crak! ha intervistato il musicista piemontese che attualmente è in tour con varie date in tutta Italia.

 

Si può dire che il più recente singolo “Nel giro giusto” è probabilmente quello di tuo maggior successo in carriera?
Direi che dopo il precedente “C’è crisi” è quello che sta funzionando di più come il videoclip che è abbastanza trasmesso in tv.

 

Anche il testo sottende poi un certo tipo di ironia osservando lo stato delle cose in cui tanta umanità cerca di dover far parte di un qualche giro che può essere reale, ossia tentando di entrare all’interno di un gruppo di persone, oppure virtuale come testimoniano i vari Facebook, Myspace e altri social network. Tu che visione hai di questa necessità di dover far parte per forza di qualcosa?
Da un lato c’è una critica perché mi fa strano pensare che la vita ed il suo successo debba essere per forza essere basata sull’entrare nel giro giusto e conoscere le persone giuste. D’altro canto però credo che sia importante per ognuno di noi entrare in contatto con realtà diverse da sè stesse. Alla fine il messaggio è sia positivo che negativo anche perché credo che l’isolamento alla lunga non faccia proprio bene.

 

Questo album è forse il più elettronico tra tutti i tuoi dischi grazie anche alla fondamentale collaborazione di Stylophonic. Come si è sviluppato il rapporto artistico fra voi due?
Ogni volta che scelgo un produttore gli dò subito le direttive perché è importante per me che lui lavori bene avendo però delle linee guida. Spesso mi capita di andare in alcuni studi ed ascoltare discussioni inutili perché non ci si è messi d’accordo prima. Dunque io ho preparato tutto il materiale in forma di provino avanzato, l’ho portato poi in studio e poi Stefano Stylophonic ha aggiunto quello che è la sua sensibilità. Il produttore lo faccio lavorare liberamente però dapprincio ha una strada da me indicata che deve seguire.

 

Tu sei accasato presso una major come la Universal da almeno sei anni. Spesso ci sono artisti che hanno inciso con una grande casa discografica che portano molto rancore nei loro confronti parlandone male perché magari castrati nella loro libertà artistica. Tu che ne sei ancora all’interno puoi dire che è veramente così infernale?
Non credo che essere in una major sia per forza essere “nel giro giusto”. Infatti se un gruppo propone un tipo di musica più ardua che una major non può vendere è inutile che poi si metta lì a cercare un contratto di lavoro con una multinazionale che ha diversi interessi. Per queste band il “giro giusto” è un altro, magari proprio quello delle etichette indipendenti. I miei primi dischi erano molto estremi ed una multinazionale non li avrebbe mai accettati anche se poi io ho avuto sempre un gusto del pop che mi ha favorito anche perché quando ho sviluppato sempre meglio la melodia ci sono arrivato con prepotenza e con voglia di fare. Con la Universal ho già inciso ben quattro dischi e sono molto soddisfatto di questo mio legame con loro, soprattutto di questi tempi per un personaggio come me comunque trasversale. Se pensiamo che condivido la stessa label con Zucchero.


Un tuo attuale live sviluppa di più l’aspetto elettronico oppure c’è un approccio diverso che in studio?
I miei concerti sono per me sempre più caldi perché la componente elettronica c’è ma è di fondo. Suoniamo tutti brani con il click però allo stesso modo il calore che emano arriva dalla mia chitarra elettrica che spinge assai. E’ un concerto di rock’n’roll elettronico che non è affatto freddo. Lo spettacolo è inoltre aggiornato da un punto di vista visivo con una scenografia nuova studiata da vari mesi con un addetto alle luci che ci aiuta a dare più effetto di colori e suggestioni.

 

Si può dire che proprio con questo disco ed i due singoli estratti hai guadagnato numeroso nuovo pubblico?
E’ vero, è tangibile. Ai concerti c’è molta più gente di prima, magari persone che fino a poco tempo fa non mi conoscevano affatto. Il pubblico và e viene, non è come un rapporto d’amicizia e quindi se un disco non piace facilmente si perdono i fans conquistati con tanto lavoro.

Tu poi non sei arrivato dal nulla catapultato presso un major ma hai un passato undergorund avendo inciso con label anche molto coraggiose nei suoni e nella ricerca come Wallace, Snowdonia, Bar La Muerte. E’ un qualcosa che rinneghi o li ritieni ancora dischi importanti?
Hanno una forza quei lavori lì che quando li riascolto dico proprio che ero nel pieno di me stesso. All’epoca volevo proprio entrare nel mondo della musica in maniera selvaggia, non mi interessava la tecnica quanto essere vero. Ora ho una strada diversa e “Contatti” significa un percorso artistico nuovo.

 

Sito Ufficiale
Myspace

 

(Intervista realizzata originariamente all'interno della trasmissione "Venerdì Morning su Radio Città Aperta-Roma)


Gianluca Polverari


14-12-2008

BUGO "C'è crisi"

BUGO "Nel giro giusto"

Recensione live: Glasvegas

Recensione live: Glasvegas

Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5

Idan Raichel Project: Within My Walls

Idan Raichel Project: Within My Walls

Cumbancha/Helikon 2009
Voto: 7

Wintersleep - Welcome to the night sky

Wintersleep - Welcome to the night sky

"Welcome to the night sky"
(Labwork)
Voto: 7,5
2007

Handsome Furs - Face Control

Handsome Furs - Face Control

"Face Control"
(Sub Pop)
Voto: 7
2009

Recensione live: Michel Portal Unit

Recensione live: Michel Portal Unit

Auditorium Parco Della Musica, Sala Petrassi - Roma
16 Aprile 2009
Voto: 7,5

Recensione live: Astatke/Heliocentrics

Recensione live: Astatke/Heliocentrics

Roma - Circolo degli Artisti
9 aprile
Voto: 8