Hamilton si avvia a vincere il mondiale F1

Tutte le volte che gioca la nazionale io mi intristisco. Perché mi rendo conto che un paese che vive di pallone poi di calcio non capisce nulla.
Ok votate pure Berlusconi ma quando vi intervistano (e poi perché?) all'uscita da un qualsiasi raduno davanti a un maxischermo abbiate per favore la decenza di fare un commento tecnico o di tacere per sempre.
E invece il massimo che ti sanno dire è "Doveva convocare Inzaghi" o "Doveva mettere/levare questo o quello". Come se nel calcio una sostituzione contasse più del modulo di gioco o della tattica. Conta se hai Maradona. La sensazione è che chiunque fosse entrato o uscito ieri non avrebbe cambiato la supremazia spagnola. Una squadra che ci ha bombardato dall'inizio alla fine e che non si è resa più pericolosa solo perché gli spagnoli soffrivano di un certo complesso d'inferiorità non da ieri.
"Non capisco perché dovrei pensare alle dimissioni" afferma oggi Donadoni infastidito, poverino, dalle critiche e lo sconcerto nel sentire questa frase è lo stesso che provai sentendola da Sacchi, Maldini, Trapattoni che si chiedevano meravigliati perché mai quando uno allena una nazionale che da 60 anni non diverte ma vince, se non diverte ma perde si deve togliere dai coglioni più velocemente possibile. L'unico che si dimise veramente (e senza motivo) era quel signore di Zoff.
Le non-dimissioni sono un classico italiano. Dal politico corrotto al medico incapace nessuno si sente in dovere di affermare la propria inadeguatezza perché di questo si tratta. Donadoni non è pessimo, ma solo inadeguato a guidare una squadra che deve giocare dalle 3 alle 6 partite (se va avanti) con un'alta percentuale di giocatori che alla fine della stagione arrivano bolliti. La sua tattica è stata puntare su Toni unico centravanti (wow ideona!) che ha tenuto in campo 4 partite senza segnare con la remota speranza che anche senza segnare gol aprisse gli spazi per qualcuno...?
Con l'ovvia conseguenza che essendo quel "qualcuno" ancora affannato ad uscire dal cerchio di centrocampo il povero lungagnone si trovasse isolato in area e fosse marcato duramente dai centrali di ogni squadra fin qui affrontata. Al geniale CT non è mai venuto in mente di proporre una variante tattica per affiancare al giraffone un piccoletto veloce come Cassano o Di Natale veramente al suo fianco in attacco e non costretto sempre a giocare a venti metri dalla porta. Risultato: Quelle poche volte che un esterno arrivava a crossare i difensori avversari si precipitavano su Toni che bestemmiando riusciva a urtare il pallone e mandarlo fuori con almeno 5 tipi di soluzioni balistiche differenti: fuori di striscio, di punta, di esterno, di fronte, di nuca.
Altra considerazione evidente: eravamo una squadra sempre lunga, spezzata a metà. Con la difesa mai aiutata dai mediani e il centrocampo che non dava mai una mano all'attacco. Perché? Perché i nostri centrocampisti migliori erano bolliti da Marzo. Gattuso, Ambrosini, Camoranesi e lo stesso Aquilani hanno dimostrato di essere arrivati a fine stagione con la lingua a terra. Ma naturalmente l'unico scartato senza remore da Donadoni nello stage pre-europei è stato Montolivo. Come si poteva ovviare? Come ha fatto Lippi, il quale aveva una squadra che correva poco ma che tatticamente sapeva difendere e ripartire molto bene, cambiando spesso la formula d'attacco e utilizzando il contropiedista (Inzaghi) l'attaccante esterno di quantità (Iaquinta) il pennellone (Toni) e Del Piero nel suo ruolo più congeniale. Senza dimenticare una linea mediana che poteva cambiare a seconda del tipo di avversari.
Altro motivo di evidente fragilità: L'Italia di Donadoni non ha segnato un gol su azione e soprattutto nessun gol (dei miseri 3 segnati in 4 partite) è arrivato da parte di un'attaccante. Ma il nostro naturalmente è convinto di essere uscito a testa alta come se allenasse ancora il Livorno che dopo 90' di barricate con l'Inter esulta giustamente per essere scampato a sconfitta certa. Puoi contenere la Spagna (Certamente più forte per 90') ma ai supplementari devi tentare qualcosa in più perché ai rigori non ti può dire sempre bene. Se vuoi giocare alla Maldini (padre) devi avere la difesa di Maldini (figlio) e bisonte Vieri contropiedista dei bei tempi. Altrimenti rischiatela. Invece Donadoni si è visto davanti agli occhi il contrattino della Figc e ha pensato che forse era meglio uscire a "testa alta", evitare le brutte figure, fare il compitino e sperare nei rigori...
Lui!!!!
Mi viene ancora voglia di mandarlo a quel paese per il rigore sbagliato a Italia '90. Quella, una bellissima squadra che giocò un calcio magnifico e fu buttata fuori immeritatamente. Vicini fece autocritica. Ma è passato troppo tempo.
I tifosi tornando mestamente a casa diranno che non era tutta colpa di Donadoni, o forse sì senza entrare mai nel merito. Tipico di un paese superficiale e ignorante dove tutti sono colpevoli ma nessuno deve dimettersi.
Tommaso Capolicchio
23-06-2008
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