Goodbye, Mama Africa.

La cantante sudafricana Miriam Makeba è morta a Castel Volturno, dopo aver preso parte al concerto a sostegno di Roberto Saviano

Goodbye, Mama Africa.

SI è spenta in Italia, a 76 anni, la voce più emozionante dell'Africa, dopo una vita spesa in favore dei diritti civili.

 

Miriam Makeba si trovava a Castel Volturno, ieri sera (9 novembre) per prendere parte con una performance di 30 minuti al concerto anti-camorra in sostegno dello scrittore Roberto Saviano, cui hanno aderito anche artisti come Eugenio Bennato e Daniele Sepe. Ha avuto probabilmente una prima crisi cardiaca al termine della sua esibizione, appena scesa dal palco. Sembrava essersi ripresa dopo i primi soccorsi (tra le polemiche, perché pare abbiano tardato), ma una seconda e più severa crisi sopravvenuta in ospedale l'ha stroncata.

 

La Makeba era nata a Johannesburg nel 1932, da madre di etnia swazi e padre xhosa.

Dopo gli esordi da professionista nei Manhattan Brothers. e la costituzione di un primo gruppo da lei guidato, gli Skylarks, raggiunge una grande popolarità nel suo Paese partecipando nel '59 al memorabile musical King Kong, al fianco di altri grandi talenti emergenti come il jazzista Dollar Brand (non ancora Abdullah Ibrahim) e il futuro marito Hugh Masekela. In breve tempo, a causa dell'inasprimento dell'apartheid, contro il quale si schiera da subito con chiarezza, la sua carriera e la sua vita privata vengono complicate e ostacolate: si ferma per un po' a Londra, ma è negli Stati Uniti che registra i suoi primi successi internazionali (Pata Pata, The Click Song, il tradizionale africano Malaika...) e inaugura una partnership artistica con Harry Belafonte. Il loro disco An evening with Belafonte/Makeba, dai contenuti politici espliciti, riceverà il Grammy come miglior registrazione folk nel 1965; la Makeba è in assoluto la prima artista africana nera ad essere insignita di un Grammy Award. Cercando di tornare in Patria per i funerali della madre, nel 1960, scopre con orrore che il suo passaporto sudafricano è stato revocato.

 

Iniziano 31 anni di esilio. Testimonia contro l'apartheid alle Nazioni Unite nel '63, e in tutta risposta il governo sudafricano le revoca la cittadinanza e il diritto di tornare.

L'ONU negli anni le procura nove passaporti, e dieci cittadinanze onorarie in diverse nazioni. Anche lontana dalle sofferenze della sua terra e della sua gente, sembra il tipo di donna che i guai se li va a cercare. Nel 1968, in pieno movimento per i diritti civili, sposa l'attivista delle Black Panthers Stokely Carmichael. Questo negli Stati Uniti significa cancellazione dei suoi contratti discografici, e un rapporto poco piacevole con la polizia e le autorità. Si trasferisce col marito in Guinea.

Il divorzio da Carmichael nel '73, un'infinità di concerti nel continente africano e in Europa, la morte dell'unica figlia negli anni '80, la carica di delegato per la Guinea alle Nazioni Unite... una vita che è stata un'avventura, un romanzo, fino all'ultimo giorno, e che lei stessa ha raccontato nell'autobiografia, intitolata laconicamente Makeba: My Story.

 

La cantante sarebbe tornata più volte in Sudafrica a partire dal 1990, dietro invito di Nelson Mandela, alle soglie di un cambiamento epocale.

Non si è fatta mancare neanche apparizioni sul piccolo schermo (un episodio di The Cosby Show) e altre molto più serie al cinema: memorabile il ruolo della madre della protagonista in Sarafina, pellicola del '92 che ruota intorno ai disordini seguiti alla rivolta di Soweto del '76, che la polizia soffocò atrocemente nel sangue.

Il lascito tangibile è costituito dalle sue incisioni, oltre 35 tra album e raccolte. Registrazioni che, sebbene messe al bando per anni nel suo paese, circolavano clandestinamente, e portavano di casa in casa il conforto di una voce che è stata testimonianza diretta, impegno civile, e a suo modo, resistenza.

 

A commento della sua partecipazione allo spettacolo di ieri sera, cui la Makeba non aveva voluto sottrarsi nonostante le precarie condizioni di salute l'avessero portata a dare formalmente addio alle scene con un tour mondiale tre anni fa, l'artista aveva dichiarato "Saviano è un giovane scrittore coraggioso, non lasciate che venga zittito".

Coerente, fino all'ultimo. Peccato che un evento dichiaratamente anti-camorra venga immiserito dai soliti paradossi della nostra tragica, desolata Italietta.

L'assessore alla Formazione della Regione Campania, Corrado Gabriele, ha riferito che "alcuni sconosciuti avrebbero chiesto il pizzo agli operai che montavano il palco". Gli operai hanno risposto "tornate domani". E' stata sporta denuncia contro ignoti.

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Adriano Lanzi


10-11-2008

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