Recensione Live: Marta Sui Tubi

"Sushi e coca", disillusioni e tanta rabbia per il live della formazione siciliana autrice di un sempre nervoso pop

Recensione Live: Marta Sui Tubi

Marta Sui Tubi live
Sabato 14 marzo 2009
Circolo degli Artisti
Roma
Voto: 7

 

 

 

 

 

 

Chissà se la “Marta sui Tubi” è in qualche modo amica di Alice in catene.
Mi spiego meglio: chissà se il gruppo di Marsala (Sicilia) ha deciso di ispirarsi sin dal nome alla storica e fondamentale formazione grunge di Seattle (Alice in chains) che segnò con i suoi suoni scuri e ruvidi la storia della musica .
Certamente in qualche modo i Marta sui Tubi hanno qualcosa di quel panorama musicale marcio, disperato e terribilmente incisivo, piuttosto che per il sound quanto per una sorta di malessere direttamente proporzionale ad una forza che viene espressa nei loro live.
Il pubblico ai loro concerti viene investito da una carica aggressiva e primitiva in cui si rimane succubi, come è avvenuto durante la loro esibizione di Sabato 14 Marzo al Circolo degli Artisti.

 

Un concerto fragoroso, dal suono impressivo, dove le parole urlate e cantate dal cantante Giovanni Gulino diventano come degli spoken word dolorosi che si fondono a delle melodie struggenti e melanconiche ma allo stesso tempo offese e in quanto tali, arrabbiatissime, caratterizzanti della band.
Radici musicali differenti che si innestano nel sound: lo sperimentalismo d’oltreoceano sia nella vocalità che negli arrangiamenti (potremmo citare i Mr Bungle o appunto gi Alice in Chains) e la più dolce e melodica tradizione musicale popolare italiana.
E poi sudore, tanto sudore. Come se si trattasse di un concerto punk hardcore, come dire? Eleganza brutale.
La chitarra di Carmelo Pipitone (forse uno dei più interessanti chitarristi italiani) dal vivo è ancora più emozionante e avvolgente che in studio: nonostante sia acustica, nonostante non ci sia il supporto di un basso nella band, colui che disegna e lancia le ritmiche serrate e allo stesso tempo i riff e arpeggi struggenti è lui.
E forse sempre lui il testimone fisico della band.
La scaletta del concerto scorre da subito quasi isterica attraversando la storia di questa band che si è affermata dopo tre dischi amati da pubblico e stampa.
Scorre attraversando i tre album "Muscoli e Dei", "C’è gente che deve dormire" e l’ultimo – sicuramente il più ambizioso e completo – "Sushi e Coca".
Pezzi come l’ "Abbandono", una ballata romantica e disillusa come  “C’è gente che deve dormire” che viene urlata da tutto il pubblico presente.
Oppure "Milano", un brano durissimo che dal vivo viene reso ancora più delirante grazie anche all’ hammond di Paolo Pischedda e al violoncello di Mattia Boschi. E sembra di essere gettati in quella Milano con le sue nevrosi metropolitane e la sua indifferenza.
La caratteristica dei Marta Sui Tubi dal vivo è proprio quella di far entrare davvero nei loro pezzi, come se si creasse un varco, come se fosse concesso di capire finalmente cosa davvero significano i brani.

 

Alla fine del concerto i Marta sui Tubi decidono di regalare al pubblico di Roma la possibilità di essere protagonisti del video del loro prossimo singolo ovvero "La Spesa", girandolo in diretta sul palco dello storico club capitolino.
E il pubblico ha ricambiato il dono cantando forte, stringendosi e buttandosi contro il palco, a dimostrare fisicamente il suo amore.
E mi è venuto da pensare.
Se un gruppo ha la capacità di far saltare, di farti perdere i pensieri, di farti commuovere e al contempo arrabbiare e poi urlare, senza quasi capire il senso, una frase dalla forza poetica come “persi in un labirinto di un monolocale a coltivare il miraggio di stare con i piedi per terra, sopra il pavimento di un quinto piano condominialeforse oltre che essere un grande gruppo, è anche un qualcosa di cui c’è bisogno in un paese addormentato come il nostro.

 

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Giulia Anania


17-03-2009

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