Micah P.Hinson - & The Red Empire Orchestra

Il giovane e capace cantautore statunitense realizza la sua opera più matura che conquisterà definitivamente il suo già folto seguito. Folk d'autore

Micah P.Hinson - & The Red Empire Orchestra

"Micah P.Hinson & The Red Orchestra"
(Full Time Hobby)
Voto: 8
2008

 

 

 

 

 

 

Se è vero che trovare ‘the next big thing' è uno dei giochi preferiti di chi ascolta musica indie, quando ho sentito per la prima volta Micah P.Hinson sono saltato sulla sedia. Correva l'anno 2005 ed era appena uscito ‘Micah P.Hinson and the gospel of progress'.

 

Raramente mi era capitato di sentire uno così bravo a cantare il dolore, l'intensità, la perdita.
Stessa sensazione sui dischi seguenti (‘Micah P.Hinson and the Opera Circuit', ‘Baby and the Satellite'), appena inferiori all'opera prima.
Questo ragazzetto un pò storto da Austen, Texas spazzava via in un colpo solo tutti gli scostanti profeti del neo-folk da Damien Rice a Bright Eyes, con  una grinta e un'energia di tutt'altra pasta.

 

Vaghi cenni biografici raccontano di un'adolescenza inquieta tra carcere e dark lady, salvata poi dalla musica.

 

E visto che, come si dice, la classe non è acqua, eccoci qui speranzosi di fronte alla quarta prova del ventisettenne texano.
Il nuovo album si intitola ‘Micah P.Hinson and the Red Empire Orchestra', e già dall'introduzione sembra promettere molto bene.

 

"Come home quickly, Darling" è uno storto canto western in bassa qualità, a cui segue "Tell It ain't So", con accenti che ricordano il migliore Smog.

Il primo singolo "When we Embraced'"cè semplicemente folgorante, come l'atmosfera di archi della successiva "I keep having this dreams", che richiama alla memoria i Tindersticks di Stuart Staples.

 

Il disco procede con accenti leggermente più ariosi rispetti ai lavori precedenti, senza che questo tolga una virgola dall'intensità interpretativa del giovane texano.
Intensità che diventa drammatica teatralità nel cantato quasi rotto di "The Fire Came Up to my Knees", e lenta crescita nera di "The Wishing Well and the Willow Tree".
Chiude il disco la bella "Dyin' Alone", che ricorda nel cantato Johnny Cash.

 

Questo ‘Micah P.Hinson and the Red Empire Orchestra' è un lavoro di altissima qualità, al primo impatto forse addirittura il migliore del cantautore texano, più completo e più maturo dei dischi precedenti, e conferma il grande talento di uno dei giovani più promettenti del panorama cantautorale  contemporaneo.

 

Sito Ufficiale

 

Per ascoltare i brani
Myspace


Nicola Ravera Rafele


03-07-2008

MICAH P.HINSON live at "Bbc Collective"

Recensione live: Glasvegas

Recensione live: Glasvegas

Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5

Idan Raichel Project: Within My Walls

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Cumbancha/Helikon 2009
Voto: 7

Wintersleep - Welcome to the night sky

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"Welcome to the night sky"
(Labwork)
Voto: 7,5
2007

Handsome Furs - Face Control

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"Face Control"
(Sub Pop)
Voto: 7
2009

Recensione live: Michel Portal Unit

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Auditorium Parco Della Musica, Sala Petrassi - Roma
16 Aprile 2009
Voto: 7,5

Recensione live: Astatke/Heliocentrics

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Roma - Circolo degli Artisti
9 aprile
Voto: 8