Tennis: Chi è il più grande?

In occasione della finale del torneo di Wimbledon, Crak si interroga sulla storia del tennis: a chi lo scettro del migliore dell'era open?

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Qualche mese fa un quotidiano nazionale non sportivo, il secondo per numero di vendite nel nostro bel paese, fece un sondaggio per determinare chi fosse il tennista più forte dell’era open (per era open si intende da quando fu permesso il professionismo, all’inizio degli anni ’70) ma forse come spiega lo “Scriba” che firma gli articoli per quel quotidiano, la definizione più corretta sarebbe quella dell’era delle “super racchette”.
Stravinse, fra i votanti di quel sondaggio, John Mc Enroe. In carriera vincitore di 7 tornei dello slam.
Seguirono più o meno in ordine Pete Sampras (14 slam vinti), Bjorn Borg (11), Roger Federer (12?),  Ivan Lendl (8), Jimmy “Jimbo” Connors (8), André Agassi (8) e ultimo, votato da quattro gatti, il buon Mats Wilander (7). La sorpresa che non fosse stato rispettato il monito biblico di “…dare a Sampras ciò che è di Sampras” non meravigliò molto nessuno, né fra gli addetti ai lavori, né fra i semplici appassionati.

Perché il tennis è soprattutto uno sport, anzi un gioco, cerebrale , dove la personalità fuori e dentro il campo è impietosamente, forse più che in ogni altro palcoscenico oggetto funzionale del giudizio dello spettatore,  l’estetica è ancora, grazie agli dei, più importante della statistica e, diversamente che nell’amore, il colpo di fulmine non è un’eccezione. 

Voglio provare a cimentarmi anche io a stilare la classifica secondo il mio personale vissuto tennistico, cercando di commentare i perchè, il meno prolissamente possibile, delle mie personali predilezioni, indicando ciò che mi ha maggiormente affascinato, magari irritandomi ma (quindi) emozionandomi, di ognuno di questi “immortali”.

1. JOHN MC ENROE   Perchè plasmare o interpretare il movimento del suo servizio sarebbe diventati una statua del Bernini o un quadro di Pablo Picasso, se fossero stati contemporanei. Perché il suo soffrire e arrabbiarsi sembrava un sintomo di devianza schizofrenica, ma, è certo, non lo fu, fu la più originale e coinvolgente della storia, non solo del tennis, ma di tutto lo sport ( http://www.youtube.com/watch?v=ekQ_Ja02gTY ). Perché è stato patriottico senza essere nazionalista. Perché il suo rovescio non si capiva come potesse essere così inimitabile, il suo dritto così imprevedibile e le sue volee così dolcemente letali. Perché è stato l’unico a non colpire la palla ma ad accarezzarla. Perché giocava, si impegnava, vinceva e ha regalato le ultime partite spettacolari e importanti del doppio. Perché è un chitarrista mancino come Jimi e perché Andy Warhol ha voluto e deciso di dipingergli un ritratto…


2. BJORN BORG   Perché ha trasformato il tennis in sport popolare, ha inventato il top spin, è stato lo sportivo più ricco del mondo, era uguale a Gesù Cristo e poi ha sposato Loredana Bertè e non una velina o una modella. Perchè è l’ archetipo del tennista e il suo completo da gioco è il più bello di sempre (“I Tenebaum”ne forniscono un corposo indizio). Perché l’immagine di lui inginocchiato dopo la quinta consecutiva vittoria a Wimbledon ha qualcosa di mistico, mitologico e religioso allo stesso tempo. Perché ha portato il tennis nelle scuole (almeno in Svezia). Perché “…giocare contro di lui era la cosa più frustrante che mi sia mai capitata” (J. Mc Enroe). Perché ha battuto uno come Edwin Moses ( http://it.wikipedia.org/wiki/Edwin_Moses ) sui 400 metri…


3. JIMMY CONNORS   Perché è maschilista e bastardo e pure mammone, antipaticissimo o simpaticissimo (essere il miglior amico di Ilie Nastase fa sembrare più vero il secondo giudizio). Perché ha fatto uno dei gesti più antisportivi della storia, ai danni del nostro povero Barazzutti (e se quella di Maradona è stata la “mano di Dio” il suo fu “il piede del diavolo”) ma fatta da lui è diventata boutade. Perché il suo rovescio era elegante e irresistibile come una bella donna. Perché è l’unico oltre ai Beatles ad aver portato per anni i capelli a caschetto senza essere ridicolo. Perché per lui è stata coniata l’espressione “erezione agonistica”. Perché fu la vera nemesi di John Mc Enroe, e non può essere un caso. Perché è il giocatore ad aver vinto più tornei di tutti (107) ma mai una finale di coppa Davis (io e lui detestiamo la coppa Davis). Perché a 35 anni ha rimontato una partita sul centrale di Wimbledon, che stava perdendo 6/1 6/1 4 a 1 contro un ragazzotto svedese…


4. PETE SAMPRAS   Perché è quello che ha vinto più tornei dello slam e giocato il tennis più perfetto in assoluto, e non si può ignorare. Perché l’ho visto piangere tra un punto e l’alto, per la morte del suo allenatore, in finale degli US Open contro Jim Courier, mentre, intanto, lo prendeva a pallate . Perché l’ultima partita della sua carriera è stata la finale, vittoriosa, del torneo newyorkese (scelta, non casualità, sublime perché sicuramente istintiva). Perché è stato l’ultimo che ha vinto sull’erba andando a rete anche sulla seconda di servizio. Perché durante una finale, sempre a Wimbledon, contro Agassi, il telecronista inglese ha detto che per fare di meglio un uomo avrebbe potuto soltanto camminare sull’acqua…


5. IVAN LENDL   Perché quando il tennis riempiva i palinsesti televisivi era lui che vinceva tutto. Perché ha vinto una preziosissima e orrenda racchetta d’oro tempestata di diamanti e poi investiva i soldi in opere d’arte. Perché si strappava masochisticamente le ciglia, riempiva il campo sadicamente di segatura e sudore e non sorrideva mai. Perché ha convinto il mondo che la dieta mediterranea fosse la migliore. Perché ha fatto tutto il possibile per vincere Wimbledon e non c’è riuscito. Perché ha il record di finali vittoriose consecutive (18) e quello di finali perse negli slam. Perché ha rimontato due set a Mc Enroe, al Roland Garros nel 1984, forse nella più bella partita di sempre. Perché è diventato un ottimo professionista pure a golf. Perché il suo passante in corsa di dritto è leggenda…


6. ANDRE’ AGASSI   Perché era fidanzato con Barbra Streisand quando era l’idolo delle teenager di tutto il globo. Perché è cresciuto a Las Vegas, ha il padre croupier e giocava in jeans. Perché nessuno ha anticipato i colpi come faceva lui trasformando una volee in uno “schiaffo al volo”. Perché è l’unico fra questi otto che ha vinto tutti e quattro i tornei dello slam almeno una volta. Perché è sembrato finito spessissimo ed è sempre risorto. Perché con cinque anni di meno avrebbe strapazzato Federer nella sua ultima finale a New York. Perché ha gli occhi tradiscono le sue emozioni ma anche la sua intelligenza…


7. MATS WILANDER   Perché dopo Borg per uno svedese era dura non sembrarne la brutta copia (e non lo era). Perché perdeva sempre contro Mecir (un genio maldestro, a mio avviso). Perché suona la chitarra senza voler diventare una rock star, giocava con una racchetta assurda, è stato troppo tempo, ingiustamente, solo il numero quattro del mondo. Perché ha vinto due volte in Australia sull’erba, ma non è mai arrivato neanche una volta in semifinale a Wimbledon. Perché la sua finale contro Lendl agli US Open nell’ 87 è stato un capolavoro tecnico–tattico. Perché ogni giorno della sua carriera è migliorato un pochino in qualcosa… Perché la sua prima finale a Parigi è stata di una noia mortale ma anche una dimostrazione e una lezione zen sulla pazienza e l’importanza del saper attendere…


8. ROGER FEDERER
   Perché è in attività e quindi può succedere ancora di tutto… Perché domina a Wimbledon ma non gioca ne da fondo campo né serve and volley. Perché ha il diritto “non anomalo” più impressionante che abbia mai visto. Perché ha vinto tantissimo, non si è mai infortunato ma non ha mai battuto un giocatore davanti a lui in classifica in una finale slam. Perché dicono che non ha punti deboli ma non è vero (e questo è un complimento). Perché non serve a 220 km all’ora tutte le prime di servizio. Perché sceglie le donne per il cervello e non per la bellezza, credo. Perché a diciotto anni stava esordendo, come calciatore, nella serie A svizzera.
Perché non ha giocato il doppio con Sampras che glielo aveva chiesto ?

Concludo affermando con “prepotente certezza” che (comunque) l’essere umano che ha (avuto?) il talento più puro, il fisico più perfetto seppur non immune dalle naturali debolezze, la personalità più controversa ed interessante, fragile e dominatrice, che ha mostrato al mondo il miglior tennis della storia a noi conosciuta non è un uomo ma una donna, si chiama: Martina Navratilova.

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Pietro Cattaneo


06-07-2008

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